“DE MARCHI” DA TUTTO ESAURITO PER BAGGIO E PIZZUL

Quel gesto scomodo, il gesto dei soldi verso l’arbitro Farina in un Parma-Juventus del gennaio 2000, è stato la denuncia esplicita di un Calcio malato da parte di Dino Baggio, a quel tempo in forza agli emiliani. Un Sistema che poi gli ha dato un prematuro benservito. «Avevo 29 anni ed ero titolare in Nazionale. Avrei dovuto saltare per “punizione” un paio di gare in azzurro, così mi aveva detto il presidente della Figc Nizzola, ed invece non ci sono più tornato. Lì è iniziata la fine della mia carriera, ma rifarei quel gesto»: parole dell’ex mediano, che è stato ospite al centro sportivo “De Marchi” per presentare la sua biografia “Gocce su Dino Baggio” (Ciesse edizioni, co-autore Marco Aluigi). Un’iniziativa proposta dal Sistema Calcio Giovani Pordenone, di cui il Pordenone Calcio è società capofila.

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Baggio, padovano di Tombolo, della sua denuncia non ha voluto fare scandalo: ne parla nel libro, ma senza alzare troppo i toni e non porta rancore per un calcio in cui è rientrato come maestro della tecnica nelle giovanili del Padova e vice allenatore della Primavera biancoscudata. Colloquiando con l’ex telecronista Bruno Pizzul ha rivissuto la sua carriera. Dal trasferimento al Torino a 13 anni («il migliore vivaio d’Europa all’epoca», ha rimarcato Pizzul, friulano doc dal cuore Toro) all’epilogo, passando per la finale dei Mondiali 1994 persa ai rigori con il Brasile. Proprio il Torino e il Parma sono state le squadre di cui ha i migliori ricordi, mentre tra gli allenatori il primo pensiero è andato al commissario tecnico Arrigo Sacchi ed alle tante battaglie vissute assieme in azzurro.

Dino-Baggio-ragazzi "DE MARCHI" DA TUTTO ESAURITO PER BAGGIO E PIZZUL

Da tutto esaurito la sala riunioni del “De Marchi”, con i ragazzi del vivaio neroverde “rapiti” dai racconti e dai video dei gol di Baggio, alcuni di pregevole fattura, tra colpi di testa imperiosi, potenti conclusioni dalla distanza e una rovesciata-vincente al Milan. «Se siamo arrivati alla finale dei Mondiali del ’94 – ha detto Pizzul – è grazie alla rete di Dino alla Norvegia. Ci ha dato la scossa, quand’eravamo vicini all’eliminazione. Ha dato molto al nostro calcio e non meritava di chiudere la carriera così». La Ciesse edizioni era rappresentata dal direttore Carlo Santi, tra i relatori anche il co-autore Aluigi e il presidente Mauro Lovisa, a cui è spettato il benvenuto a nome del Pordenone Calcio.